Archivia per Maggio 2008

25
Mag

Ultimo Appuntamento….

Siamo giunti alla fine!

Al Janub vi invita tutti all’ultimaserata della rassegna “Terza Fermata: Medio Oriente“.

L’ultimo film proiettato sarà “LA SPOSA SIRIANA”.

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l’appuntamento è per Martedì 27 Maggio 2008 alle ore 21.00
nei locali dell’ Ex Cinema Edison in PIAZZA COLAJANNI N.28 (a pochi passi a piedi da Viale delle Scienze!)

Clicca qui per vedere la mappa

L’ingresso è gratuito ed aperto a TUTTI

E’ prevista la distribuzione di materiale informativo e il sorteggio di alcuni prodotti del COMMERCIO EQUO & SOLIDALE

Spargete la voce e NON MANCATE!!

18
Mag

“Terza fermata: Medio Oriente”- Giovedì “Vai e Vivrai”

Al Janub vi invita tutti alla terza serata della rassegna “Terza Fermata: Medio Oriente“.
Dopo PARADISE NOW, e CAMMINANDO SULL’ACQUA, il prossimo film proiettato sarà VAI E VIVRAI …

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L’appuntamento è per Giovedì 22 Maggio 2008 alle ore 21.00
nei locali dell’ Ex Cinema Edison in PIAZZA COLAJANNI N.28 (a pochi passi a piedi da Viale delle Scienze!)

Clicca qui per vedere la mappa

L’ingresso è gratuito ed aperto a TUTTI

E’ prevista la distribuzione di materiale informativo e il sorteggio di alcuni prodotti del COMMERCIO EQUO & SOLIDALE

Spargete la voce e NON MANCATE!!

09
Mag

Corso di percussioni africane a Palermo!

Al Janub vi informa che nella nostra sede (per chi non la conoscesse, la “Casetta della Cooperazione”) si tiene un corso di percussioni africane per livello principiante, intermedio ed avanzato…per qualsiasi informazione : 340-6835312

clicca qui per trovare la nostra sede

09
Mag

“Terza Fermata: Medio Oriente” Seconda puntata…

Al Janub vi invita tutti alla seconda serata della rassegna “Terza Fermata: Medio Oriente“.
Dopo PARADISE NOW, adesso è la volta di CAMMINANDO SULL’ACQUA…

L’appuntamento è per Giovedì 15 Maggio 2008 alle ore 21.00
nei locali dell’ Ex Cinema Edison in PIAZZA COLAJANNI N.28 (a pochi passi a piedi da Viale delle Scienze!)

Clicca qui per vedere la mappa

L’ingresso è gratuito ed aperto a TUTTI

E’ previsto un dibattito e la distribuzione di materiale informativo e il sorteggio di alcuni prodotti del COMMERCIO EQUO & SOLIDALE

Spargete la voce e NON MANCATE!!

09
Mag

Concorso fotografico: “Tutti i Sud…in mostra”

Siamo lieti di annunciarvi la realizzazione del nostro primo concorso fotografico: ovviamente il tema del concorso è il Sud del Mondo, e le fotografie dovranno ritrarre momenti vissuti dal partecipante in una propria esperienza in un paese del Sud.

Ecco di seguito il regolamento del concorso:

1) “Tutti i Sud…in mostra” è il 1° concorso fotografico organizzato dal gruppo studentesco Al Janub.

2) Scopo del concorso è stimolare la riflessione sulle tematiche dello sviluppo e del disequilibrio tra centro e periferia del mondo nonché la conoscenza della realtà dei paesi del Sud del mondo, attraverso uno strumento di comunicazione più agile di quelli tradizionali, quale quello della fotografia.

3) Il concorso è aperto a tutti gli studenti universitari che grazie a tirocini, esperienze di volontariato o viaggi di conoscenza, hanno avuto l’occasione di visitare il sud del mondo e vogliono condividere la loro esperienza attraverso il materiale ricavato nei loro viaggi.

4) Il tema sarà… “ tutti i sud in mostra”

5) Le 15 migliori fotografie, scelte ad insindacabile giudizio della giuria, verranno pubblicate su pannelli fotografici ed esposte in mostra il 12 giugno in occasione della terza edizione della manifestazione “Tutti i sud in festa”, organizzata dal gruppo studentesco Al Janub all’interno della cittadella universitaria di Viale delle Scienze, Palermo. La manifestazione, che si svolge ogni anno, è volta a valorizzare tutte le culture presenti nella nostra terra e prevede momenti di danza, musica, cucina e arte dedicati al sud del Mondo. All’interno della manifestazione i vincitori del concorso saranno chiamati a commentare i propri scatti.

6) I panelli fotografici pubblicati diventeranno proprietà del gruppo studentesco Al Janub e andranno a costituire una vera e propria mostra itinerante che verrà utilizzata dal gruppo in occasione di varie manifestazioni e attività di sensibilizzazione su tutto il territorio italiano.

5) Le fotografie partecipanti al concorso devono riportare: nome del fotografo, luogo e data dello scatto, titolo e breve didascalia.

6) Le fotografie devono essere inviate via mail all’indirizzo aljanub@gmail.com entro e non oltre il 20 maggio (salvo eventuali proroghe) oppure consegnate su cd presso la Casetta della Cooperazione, sede di Al Janub, (all’università in viale delle Scienze di fronte la facoltà di economia) tutte le mattine, dalle 9 alle 13. Ogni foto dovrà essere accompagnata dalla scheda di richiesta di partecipazione al concorso.

7) Le foto devono essere inedite, e non aver partecipato ad altri concorsi fotografici.

8 ) Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento.

9) Al Janub si riserva il diritto di non visualizzare nel sito e di non ammettere alla partecipazione al concorso le fotografie che ritiene non opportuno accettare per qualsivoglia motivo.

10) Ogni partecipante dichiara di essere autore delle fotografie presentate in concorso, di essere titolare dei diritti sulle stesse e responsabile del contenuto. Ogni partecipante ne autorizza la pubblicazione sul giornalino del gruppo Al Janub, sui blog http://aljanub.wordpress.com e http://aljanub.noblogs.org e su eventuali altri materiali promozionali prodotti dal gruppo nonché l’esposizione all’Università di Palermo in relazione all’evento precedentemente citato o in occasione di altre manifestazioni non profit, sollevando il gruppo studentesco Al Janub da ogni responsabilità. Le immagini non verranno in nessun caso utilizzate a fini commerciali e rimarranno di proprietà dell’autore.

11) La giuria sarà interna al gruppo e si avvarrà del parere di operatori e professionisti della Cooperazione Internazionale.

12) La partecipazione al concorso è a titolo gratuito.

13) Il premio per i primi 15 classificati sarà la pubblicazione della foto selezionata e l’esposizione della stessa nella mostra “Tutti i sud…in mostra”.

14) Tutti i partecipanti al concorso saranno avvisati tramite posta elettronica (se presente) dei risultati.

15) L’associazione si impegna al rispetto della legge sulla privacy.

16) Responsabili del concorso sono Antonio Mangia e Valentina Ricciardo. Per ogni informazione scrivete ad aljanub@gmail.com oppure venite a conoscerci alla Casetta della Cooperazione.

17) Iniziativa realizzata grazie ai contributi universitari per le attività culturali (legge n.429, 3/8/1985).

05
Mag

“Terza Fermata: Medio Oriente”

Il gruppo studentesco Al Janub Tutti i Sud del Mondo ha il piacere di invitarvi all’edizione 2008 della sua rassegna cinematografica:

“Terza Fermata: Medio Oriente“.

Dopo aver attraversato il continente Latino Americano ed Africano, Al Janub vi propone 4 film per riflettere sulle problematiche del Medio Oriente.

Per iniziare… Mercoledì 7 Maggio, ore 21.00 verrà proiettato il film

PARADISE NOW

La storia di due amici palestinesi reclutati come kamikaze; il giorno prima della loro missione decidono di passare il tempo per l’ultima volta in compagnia delle loro famiglie; l’indomani, arrivato il momento fatidico, qualcosa non va e i due che si perdono di vista, dovranno fare i conti con la paura…Prodotto e girato in Palestina.


Gli altri appuntamenti sono:

  • 15/05 “Camminando sull’acqua” di Eytan Fox, Israele 2004

  • 22/05 “Vai e vivrai” di Radu Mihaileanu, Francia 2005

  • 27/05 “La sposa siriana” Francia, Germania, Israele 2004

(ma non mancheremo di ricordarveli!)


La proiezione avverrà nei locali dell’ Ex Cinema Edison, PIAZZA COLAJANNI N.28 (a pochi passi a piedi da Viale delle Scienze!)

L’ingresso è gratuito ed aperto a TUTTI

E’ previsto un dibattito e la distribuzione di materiale informativo e il sorteggio di alcuni prodotti del COMMERCIO EQUO & SOLIDALE

Spargete la voce e NON MANCATE!!


Per informazioni, contattateci all’indirizzo: aljanub@gmail.com

PS: ecco una mappa utile per localizzare il posto:

mappa ex cinema Edison

03
Mag

Bambini di strada in Brasile: un analisi del fenomeno

Si sente parlare di bambini di strada in tutto il mondo, ma esistono differenti caratteristiche tra i paesi. Nei paesi industrializzati, bambini e adolescenti sono a volte così chiamati quando fuggono da casa, nella maggior parte dei casi spinti da conflitti familiari; in questi paesi il fenomeno non assume, dunque, una dimensione sociale.
Nei paesi in via di sviluppo, invece, esistono una molteplicità di fattori “di espulsione” tra loro intercorrelati, tra cui l’assenza di risorse economiche e di opportunità nei contesti d’appartenenza, così come la presenza della violenza nel proprio quotidiano.
Il termine “menino/a de rua” si riferisce a bambini e adolescenti che si trovano in una situazione di vulnerabilità sociale e/o personale e in tali condizioni sono esposti a diversi rischi quali: violenza fisica e sessuale, uso di droga, sfruttamento lavorativo, malnutrizione. Questi bambini possono ancora possedere dei legami con le proprie famiglie ma, data la fragilità delle stesse, trascorrono la maggior parte del loro tempo per strada. È dunque possibile distinguere tra i meninos de rua che vivono costantemente in strada rompendo i legami familiari o con altri adulti facenti le veci dei genitori, e i meninos na rua che trascorrono tutto il giorno lontani da casa per poter aiutare economicamente le proprie famiglie, senza che si sia verificata una completa rottura dei vincoli familiari.
Le cause del fenomeno sono da ricondursi a tre ordini di motivi tra loro interconnessi e consequenziali. La crisi della famiglia in primo luogo. I bambini vengono abbandonati dalle famiglie per motivi economici oppure sono loro stessi che decidono di abbandonare le proprie famiglie a causa di situazioni di disgregazione, violenza e problemi economici. Questo elemento è strettamente relazionato con gli alti livelli di povertà presenti nei paesi del Sud del Mondo, e all’urbanizzazione selvaggia attualmente in corso per la quale oggi il 60% della popolazione mondiale vive nelle città.
I bambini di strada sono dunque privi di appoggi psicologici e affettivi, senza istruzione o con alti tassi di diserzione dal sistema scolastico, dell’accesso ai servizi di salute, senza integrazione sociale. Soltanto l’1% dei bambini di strada riceve qualche aiuto per i propri bisogni primari.
In America Latina esistono alti livelli di partecipazione democratica, decentralizzazione dei servizi, rafforzamento della società civile. È proprio a livello locale a che si concentrano gli sforzi maggiori per affrontare tale problema. Nei quartieri e nelle strade vi sono quotidianamente ragazzi e adulti, professionisti e non, che si impegnano, col fine di offrire agli esclusi una prospettiva di emancipazione sociale: l’aiuto, l’appoggio, l’informazione, l’istruzione. Che siano chiamati operatori sociali, educatori o animatori di strada o ancora lavoratori di prossimità, ciò che li accomuna è il loro impegno regolare per il miglioramento delle condizioni di vita di bambini e giovani vittime delle disuguaglianze sociali.
Nessuno può negare che in Brasile vi sia una grande quantità di bambini di strada. Il lavoro intensivo di questi ultimi 20 anni, dall’approvazione dell’Estatuto da Criança (la legge brasiliana per l’infanzia e l’adolescenza considerata dall’UNICEF come la normativa più avanzata al mondo in tema di protezione dell’infanzia) ad oggi, ha condotto dei risultati ma è ancora lontana la risoluzione del problema. Tuttavia passi in avanti sono stati fatti, in primo luogo per l’attenzione posta al problema e per i risultati legislativi ottenuti . La congiuntura che vivono oggi paesi come il Guatemala o il Messico è molto simile a quella vissuta dal Brasile negli anni ’90. Pertanto, si può utilizzare l’esperienza brasiliana per apprendere sia dai suoi esiti positivi che dalle sue debolezze e per sfatare molti luoghi comuni legati al tema dei bambini di strada. E anche se alcune di queste lezioni sono molto difficili da apprendere, fanno comunque parte della realtà di questo complesso paese. I bambini di strada non muoiono di fame. Sofferenza è comunemente sinonimo di fame, e i discorsi riguardo ai bambini di strada si basano spesso su questa correlazione. Sennonché, degli studi realizzati con molta attenzione, mostrano che i ristoranti, i venditori ambulanti, i negozi e coloro che fanno l’elemosina, forniscono delle risorse ai bambini di strada. Essi non mangiano bene, e la nutrizione non è quella adeguata alla loro crescita e al loro sviluppo, tuttavia non muoiono di fame. I bambini di strada muoiono per il consumo di droga, muoiono in mezzo alle sparatorie tra le gang o assassinati dalla polizia, vittime della violenza e delle aggressioni dell’ambiente sociale in cui si trovano. Per questo, i programmi che si realizzano per la strada sono destinati e indirizzati a risolvere situazioni di conflitto, violenza, dipendenza dalla droga, assenza di diritti umani, etc.
Rinserire un bambino nella sua famiglia è più facile che portarlo in un istituto/dormitorio/albergo. I programmi generalmente funzionano così: gli educatori della strada suscitano fiducia nel bambino, essenzialmente mediante un processo ludico (giochi, calcio, musica). Dopo un certo periodo presentano il progetto al bambino: l’edificio, i tamburi, il campo di calcio, o altro. L’idea è quella di far sorgere il desiderio di provare altre cose, che si abbia un’esperienza più interessante della strada. Dopo aver suscitato questi nuovi desideri, l’educatore dice: “Però per partecipare, tu devi vivere con la tua famiglia…” e allora, il lavoro di reintegrazione familiare comincia. Il bambino si reca presso la propria casa con degli educatori, e tutti lavorano insieme per capire perchè il bambino era scappato e che dei progetti di soluzione si possono intraprendere per far fronte alla vita della famiglia e del bambino stesso. E’ chiaro, come si può intuire, che non tutte le famiglie sono in grado di integrare il bambino in un processo di recupero. Sia per la violenza, l’estrema povertà o l’esposizione alla droga, le famiglie non possono offrire l’ambiente che è necessario. Allora ci si appella ad una zia, ad un nonno, o ad un cognato – qualcuno con un legame familiare – presso cui il bambino possa vivere ad essere accolto.
Se questa ultima soluzione non è possibile, allora si ricorre agli alberghi e alla case che si sono create a questo fine. Tuttavia ciò avviene unicamente come soluzione estrema. Finalmente, quando il bambino ha già dove vivere, allora frequenterà ogni giorno al programma per giocare e apprendere. In questi casi, gli educatori, gli addetti ai servizi sociali e gli psicologi, continuano a seguire la famiglia con visite regolari.
Le reti locali sono importantissime. Le città che presentano i migliori risultati sul recupero dei bambini di strada come Goiânia, Belo Horizonte, Salvador, hanno una rete sociale forte formata delle organizzazioni non governative che lavorano con bambini e adolescenti. La solidarietà che comporta la conformazione della rete, può far pressione sul governo o sulla polizia di fronte a situazioni che esigono maggior rispetto e lavoro a favore dei diritti umani. Il governo ha un ruolo importante. Sulla base dell’ECA, lo Stato brasiliano si assume la responsabilità del benessere del minore abbandonato, senza famiglia e senza un tetto.
Esistono numerosi convenzioni e contratti con le ONG in base a cui il governo accorda dei finanziamenti all’organizzazione per rendere un servizio che può essere di educazione in strada, reintegrazione familiare, etc. Molte ONG brasiliane ottengono il finanziamento e in tal modo riescono a lavorare. Tuttavia, non vengono meno dei rischi nel lavorare in stretta relazione con il governo. Alcune ONG, per esempio, si legano con un forte vincolo ad un partito politico, quello che gli garantisce la possibilità di acquisire maggiori risorse. Ma, come avviene solitamente nel mondo della politica, quando vi è un cambio al potere, le ONG sono coinvolte alla stessa maniera, con grandi perdite per lo sviluppo del loro lavoro.
La cultura come strumento di riscatto. I programmi con esiti migliori si servono nel loro lavoro di alcune delle tradizioni della cultura locale, di storie, di musica, di arte pittorica, dell’arte del riciclaggio; ovvero hanno tenuto in conto la cultura locale per il riscatto di valori, per suscitare l’orgoglio per la propria identità e per sognare un futuro migliore per i bambini.
L’esperienza del Brasile insegna come supporre che il riconoscimento formale da parte dello Stato concluda la lotta per l’affermazione dei diritti di cittadinanza è un equivoco che sottovaluta l’azione della società civile sia nella politica sia nel vivere quotidiano. Ancora oggi i meninos de rua sono considerati pericolosi per la società perché rubano, assaltano i turisti, ostacolano il commercio, si organizzano in gruppi. La società è in genere contro di loro, li vede come un pericolo a allora si organizza autonomamente per contrastarli e reprimerli. Allora in questo paese occorre ridare priorità alla costruzione di nuovi spazi pubblici e nuove forme di socializzazione. È necessario riconoscere che l’infanzia è al centro di una specifica rete sociale di relazioni, legami e significati ed è dentro tale rete che nascono i problemi che colpiscono i bambini; solo operando sulle relazioni della rete che si possono trovare soluzioni che vedano il bambino non solo come portatore di bisogni ma anche di risorse. Le politiche devono privilegiare il sorgere di una solidarietà locale; devono basarsi sul rafforzamento dei legami familiari che possano produrre relazioni stabili; devono puntare sulle istituzioni come la scuola in quanto attore importantissimo per lo sviluppo del bambino; devono aprire spazi di sensibilizzazione e promozione del protagonismo giovanile.

Marisa Lo Verde

03
Mag

Interviste ai migranti: storie di vita a confronto.

Un mese passato tra i mercati storici di Ballaro, il Capo e il centro di Santa Chiara.
L’obiettivo: somministrare 270 interviste a 4 differenti comunità (Marocco, Ghana, Filippine e Bangladesh), commissionato dall’Abi (associazione delle banche italiane) al CeSpi(centro studi politica internazionale) e di conseguenza affidata al Ciss sul territorio palermitano. I questionari vogliono indagare sul rapporto tra i migranti e i servizi bancari e postali, per migliorarne l’accesso e creare servizi ad hoc.
Fin qui il nostro lavoro, 5 giovani universitari.
E’ stato abbastanza spontaneo calarsi a pieno nella realtà dei migranti a Palermo, attraverso i racconti reciproci di esperienze, viaggi e problematiche di vita quotidiana.
Non è facile lavorare con i migranti,a volte perchè sei bianca, a volte perchè sei femmina.
Ma poi dopo qualche giorno passato a studiarci in modo reciproco succede qualcosa. Forse perchè hai conosciuto le persone giuste, forse perchè anche noi abbiamo i ritmi lenti di chi è del sud, forse perchè non abbiamo mai detto di no ad un bicchiere di birra o ad una festa, compresa quella della fine del Ramadam.
E cosi succede che l’intervista diventa un pretesto per conoscerci e una volta terminata c’è sempre il tempo di scambiarci quattro chiacchiere, storie di vita e di esperienze diverse. Capita che incontri dei ghanesi che hanno il passaporto della Liberia, qualcuno che ha le carte di credito olandesi ed è qui per vacanza, chi è arrivato da qualche giorno a Palermo dopo un viaggio di tre anni dal Bangladesh a piedi o con mezzi di fortuna.
Le comunità sono molto diverse tra di loro per religione e cultura.
Per esempio i ghanesi abitano e lavorano soprattutto a Ballarò, sono commercianti, ma hanno anche parruccherie sia per uomini che per donne, locali dove si balla reggae e piccoli ristorantini. Una parte della comunità è musulmana, un’altra parte cattolica. Santa Chiara è un punto di riferimento molto forte.
Molti marocchini sono “illegali” entrati con il visto turistico e rimasti a Palermo o venuti dopo la scadenza dei documenti a causa dei controlli che qui sembrano fare poca paura, rispetto al nord Italia o ad altri Stati. Molti vorrebbero ritornare nel loro paese, ma è un disonore se non hai il permesso di soggiorno, anche se hai lavorato e adesso puoi comprarti una casa. Molti abitano nei dintorni della stazione, dove ci sono anche diversi punti commerciali: macelleria, kebab, market dove si possono incontrare anche persone musulmane di altre comunità.
Tra le bancarelle del Capo e in via Maqueda invece lavorano i bangladesi per lo più commercianti: dai negozietti di cose etniche ai market e alle macellerie, alle videoteche. In quei giorni in Bangladesh c’era stato un tifone e la preoccupazione era tangibile per parenti e amici.
Tutti hanno le idee molto chiare su cosa non và in Italia sulle politiche migratorie, anche perchè hanno contatti in diverse parti del mondo e conoscono le diverse realtà europee e americane.
Chi rimane a Palermo lo fà per i motivi più disparati: dal clima simile al paese che si è lasciato, alla presenza di famigliari o parenti, in moltissimi casi per il costo della vita e degli affitti.
Con il passare dei giorni non pensi più al politicamente corretto, all’uso della parola immigrato o migrante, nero o di colore adesso li puoi chiamare per nome. E più ci si conosce più ci si rende conto di parlare delle stesse cose. I problemi degli studenti fuori sede e quelli dei migranti si sovrappongono perfettamente: i padroni di casa desaparacidos quando si rompe qualcosa (il classico scaldabagno!) ma puntualissimi per bollette e affitto.
Anche la percezione della città è la stessa: sentirsi guardati in modo strano sull’autobus è un male comune: qualcuno perchè è nero, o perchè ha le treccine, qualcun’altra perchè ha una gonna lunga e colorata.

Giovanna Messina