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18
Apr

Il PetrolOdio

Da tempo i media riferiscono che l’Iran potrebbe essere il prossimo obiettivo di un’aggressione statunitense. Il pretesto avanzato è il presunto programma di fabbricazione di armi nucleari, ma in realtà l’intenzione di Teheran di utilizzare l’euro come moneta di scambio dell’oro nero preoccupa gli Usa molto più di qualunque arma di distruzione di massa.

“L’odore dei soldi fa deviare anche il corso dei fiumi” (Antico proverbio arabo)

Mai tanto azzeccato, un proverbio che ben rende l’attuale (e, purtroppo, da tempo continua) situazione del Medio Oriente.

L’offerta attuale di petrolio nel mondo e le conoscenze in fatto di riserve suggeriscono una distribuzione delle riserve all’inizio del 2000 così ripartita: 67 % in Medio Oriente, 9% in America centrale e del sud, 7 % in Africa, 6 % nei paesi dell’ex Urss, 5 % in nord America, 4 % in Asia orientale e in Oceania, 2 % il, Europa.

Nel Medio Oriente è inteso che l’Arabia saudita è la cassaforte maggiore, ma è noto che altri paesi Iraq, Kuwait, Emirati presi insieme uguagliano o superano le riserve arabe.

Il petrolio mediorientale è in buona parte arabo, in parte iracheno e degli emirati; poi c’è quello iraniano.

Come impedire che qualcuno chiuda i rubinetti, se non stando lì a controllare?

Come proteggere l’operato delle compagnie Usa, se non impegnando la forza? È necessaria solo la forza armata, o serve il consenso dell’opinione pubblica a livello

mondiale?

“Durante tutta la storia, le “guerre di religione” sono servite per occultare gli interessi economici e strategici che stavano dietro la conquista e l’invasione dei territori stranieri.

Le “guerre di religione” erano invariabilmente combattute con un occhio ad assicurarsi il controllo sulle rotte commerciali e le risorse naturali.

Agli occhi dell’opinione pubblica, avere una “giusta causa” per dichiarare guerra è cruciale. Una guerra è definita giusta se è mossa su basi morali, religiose o etiche.

La Crociata americana in Asia centrale e Medio Oriente non fa eccezione.

La “guerra al terrorismo” pretende di difendere la Patria Americana e proteggere il “mondo civilizzato”. E’ portata avanti come una “guerra di religione”, uno “scontro di civiltà”, quando in effetti l’obiettivo principale è assicurarsi il controllo e la proprietà industriale sulle estese ricchezze petrolifere della regione, imponendo allo stesso tempo, sotto l’egida del FMI e della Banca Mondiale, la privatizzazione delle imprese statali e il trasferimento delle risorse economiche dei Paesi nelle mani del capitale estero.

La battaglia per il petrolio richiede la demonizzazione di chi ha il petrolio. Il nemico è caratterizzato come malvagio, un punto di vista che giustifica l’azione militare, finanche le uccisioni di massa dei civili. La regione del Medio Oriente e dell’Asia Centrale è pesantemente militarizzata. I pozzi petroliferi sono circondati; le navi da guerra della NATO stazionano nel Mediterraneo orientale (come parte della missione ONU di “peacekeeping”), i Carrier strike groups e gli squadroni Destroyer nel golfo Persico e Arabico sono dispiegati come parte della “guerra al terrore”.

La demonizzazione collettiva dei musulmani, che include la crudelizzazione dell’Islam, applicata su scala mondiale, costituisce a livello ideologico uno strumento di conquista delle risorse energetiche mondiali. E’ part del più ampio meccanismo economico e politico che sta dietro al Nuovo Ordine Mondiale. “ (Michel Chossudovsky _ Fonte: Global Research)

E’ deprimente, inoltre, constatare che i paesi arabi dotati di risorse petrolifere, ad eccezione dei paesi della penisola arabica scarsamente popolati, si ritrovano, oggi, poveri come all’inizio degli anni Settanta, se non più poveri, come nel caso dell’Algeria, della Libia, dell’Iraq, ma anche dell’Egitto, del Sudan, dello Yemen e della Siria, paesi dotati di risorse energetiche in quantità modeste.

Gli altri grandi esportatori di petrolio della penisola arabica si sono riuniti in un circolo di ” ricchi “, il Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), che prospera all’ombra della presenza militare americana, delle divisioni e dei conflitti interarabi, moltiplicatisi da quando il petrolio si è impadronito dell’economia della regione.

E così l’Antico proverbio arabo non sbaglia, ma si auto-adempie.

E noi?Queste cose non le sappiamo?(o comunque immaginiamo?).

Meglio ricordarle sempre. Forse un giorno tutti capiremo che “l’odore dei soldi” non serve a nulla,

proprio perché “il fiume” si sta prosciugando.

Per evitare di dimenticare e cominciare a farci sentire nei confronti dei nostri “RappresentantiGestoriDelPotere”, affinché attuino politiche re-distributive ed eque.

E noi, abituati a tirarci fuori da questi giochi, abbiamo una parte di responsabilità in tutto ciò.

Anche se forse, in Italia, ci piace essere così.

Siamo più portati a fischiare il Presidente della Libertà,ad ogni sua affermazione,

E poi andare a elogiare la sua squadra vincente…

Che fa passare tutti i problemi reali in secondo piano.

E ci riporta il sorriso e la serenità.

Enzo Monaco