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18
Apr

MACERIE E SPERANZE NEL CAMPO DI NAHR EL BARED


Da dove ricominciare? Questa è la domanda che mi assilla, mentre cerco di camminare tra le macerie del campo profughi palestinese di Nahr el Bared… forse il mio volto esprime le mie perplessità, chissà forse questo è il motivo per il quale un anziano signore si avvicina e mi chiede se ho bisogno di aiuto; aiuto io? lui ha perso tutto, era un fotografo, aveva uno studio al di là delle macerie, dove l’esercito libanese nasconde ulteriori disastrose macerie…ha perso le attrezzature, la propria abitazione, ma non la voglia di ricominciare a vivere…certo, se qualcuno ci aiutasse veramente….!

Il New Camp, la parte meno danneggiata (si fa per dire) del campo di Nahr el Bared, è stata riaperta il 5 ottobre 2007, a cinque mesi dall’inizio di un conflitto le cui ragioni ultime non sono ancora manifeste in tutta la loro chiarezza. Nessuna motivazione, in ogni caso, potrà mai giustificare un simile scenario di distruzione.

In Libano esistono 12 campi ufficiali istituiti per accogliere i profughi palestinesi nel 1948, a seguito dello scoppio del primo conflitto arabo-israeliano, la Catastrofe (Nakba). Obbligati a fuggire dalle proprie abitazioni e dai propri villaggi, gli ormai anziani palestinesi sperano ancora di potere fare un giorno ritorno alla propria terra, che, “promessa” o meno che sia, rappresenta il simbolo di un identità e di un popolo. I profughi stanziatisi in Libano, in via temporanea, accampati in tende o rifugi d’emergenza, con il passare del tempo si sono quadruplicati, di generazione in generazione; il territorio a loro disposizione è rimasto pressoché invariato, mentre le tende si sono trasformate in palazzine strette e buie, da dove non filtra né aria né luce.

Senza diritti, in un limbo giuridico che non avrà probabilmente mai fine, i profughi residenti nel campo di Nahr el Bared (a 10 Km di distanza dalla città di Tripoli, nel Nord del Libano) sono negli anni riusciti a dar vita ad un sistema economico dinamico, che ha permesso loro di estendere le proprie abitazioni al di fuori del perimetro originario del campo e di potere migliorare la qualità della vita…ma tutto ormai è andato distrutto….

Il 20 Maggio 2007 iniziano gli scontri dentro il campo tra il gruppo estremista Fatah al Islam e le truppe dell’esercito Libanese; i militanti Fatah al Islam, le cui origini non sono palestinesi, si erano recentemente infiltrati dentro il campo per sfuggire dalla giurisdizione libanese (secondo gli Accordi del Cairo del 1969, all’interno dei campi profughi palestinesi l’autorità politica e militare libanese non ha effetti: i campi sono gestiti da UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite responsabile dei profughi palestinesi rifugiati nel Vicino Oriente). L’esercito ha attaccato il campo fino ad annientare la cellula terroristica; gli scontri, terminati il 2 settembre, hanno causato 169 vittime tra i militari dell’Esercito Libanese, 287 tra i militanti, e 47 vittime civili, oltre la distruzione del campo e lo sfollamento di circa 35.000 persone. Tra la fine del conflitto e il primo giorno di riapertura del campo, la distruzione è però probabilmente continuata, il fuoco è stato appiccato ovunque, le case sono state spogliate di qualsiasi cosa, le infrastrutture sono andate totalmente distrutte. Le responsabilità dell’esercito nel completamento del processo di distruzione non sono state ufficialmente accertate, eppure il sospetto aleggia tra i profughi palestinesi che hanno fatto ritorno al campo, che si svegliano ogni mattina tra le macerie e hanno davanti a loro i carri armati dell’esercito libanese, a presidio del campo come a ricordare che quella terra non è più loro. Il limbo tra il Libano e la Palestina diventa più difficile da vivere per i Palestinesi di Nahr el Bared.

Articolo e foto di Margherita Maniscalco