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21
Giu

Nuovo numero del nostro giornalino!!

E’ disponibile il nuovo numero del nostro giornalino in formato .pdf . . . per scaricarlo, cliccate sul link qui sotto . . . Speriamo vi piaccia!! E non esitate a commentare!

Al Janub

al_janub_ii_edizione_ultimissimo.pdf

25
Mag

Ultimo Appuntamento….

Siamo giunti alla fine!

Al Janub vi invita tutti all’ultimaserata della rassegna “Terza Fermata: Medio Oriente“.

L’ultimo film proiettato sarà “LA SPOSA SIRIANA”.

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l’appuntamento è per Martedì 27 Maggio 2008 alle ore 21.00
nei locali dell’ Ex Cinema Edison in PIAZZA COLAJANNI N.28 (a pochi passi a piedi da Viale delle Scienze!)

Clicca qui per vedere la mappa

L’ingresso è gratuito ed aperto a TUTTI

E’ prevista la distribuzione di materiale informativo e il sorteggio di alcuni prodotti del COMMERCIO EQUO & SOLIDALE

Spargete la voce e NON MANCATE!!

18
Mag

“Terza fermata: Medio Oriente”- Giovedì “Vai e Vivrai”

Al Janub vi invita tutti alla terza serata della rassegna “Terza Fermata: Medio Oriente“.
Dopo PARADISE NOW, e CAMMINANDO SULL’ACQUA, il prossimo film proiettato sarà VAI E VIVRAI …

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L’appuntamento è per Giovedì 22 Maggio 2008 alle ore 21.00
nei locali dell’ Ex Cinema Edison in PIAZZA COLAJANNI N.28 (a pochi passi a piedi da Viale delle Scienze!)

Clicca qui per vedere la mappa

L’ingresso è gratuito ed aperto a TUTTI

E’ prevista la distribuzione di materiale informativo e il sorteggio di alcuni prodotti del COMMERCIO EQUO & SOLIDALE

Spargete la voce e NON MANCATE!!

09
Mag

“Terza Fermata: Medio Oriente” Seconda puntata…

Al Janub vi invita tutti alla seconda serata della rassegna “Terza Fermata: Medio Oriente“.
Dopo PARADISE NOW, adesso è la volta di CAMMINANDO SULL’ACQUA…

L’appuntamento è per Giovedì 15 Maggio 2008 alle ore 21.00
nei locali dell’ Ex Cinema Edison in PIAZZA COLAJANNI N.28 (a pochi passi a piedi da Viale delle Scienze!)

Clicca qui per vedere la mappa

L’ingresso è gratuito ed aperto a TUTTI

E’ previsto un dibattito e la distribuzione di materiale informativo e il sorteggio di alcuni prodotti del COMMERCIO EQUO & SOLIDALE

Spargete la voce e NON MANCATE!!

05
Mag

“Terza Fermata: Medio Oriente”

Il gruppo studentesco Al Janub Tutti i Sud del Mondo ha il piacere di invitarvi all’edizione 2008 della sua rassegna cinematografica:

“Terza Fermata: Medio Oriente“.

Dopo aver attraversato il continente Latino Americano ed Africano, Al Janub vi propone 4 film per riflettere sulle problematiche del Medio Oriente.

Per iniziare… Mercoledì 7 Maggio, ore 21.00 verrà proiettato il film

PARADISE NOW

La storia di due amici palestinesi reclutati come kamikaze; il giorno prima della loro missione decidono di passare il tempo per l’ultima volta in compagnia delle loro famiglie; l’indomani, arrivato il momento fatidico, qualcosa non va e i due che si perdono di vista, dovranno fare i conti con la paura…Prodotto e girato in Palestina.


Gli altri appuntamenti sono:

  • 15/05 “Camminando sull’acqua” di Eytan Fox, Israele 2004

  • 22/05 “Vai e vivrai” di Radu Mihaileanu, Francia 2005

  • 27/05 “La sposa siriana” Francia, Germania, Israele 2004

(ma non mancheremo di ricordarveli!)


La proiezione avverrà nei locali dell’ Ex Cinema Edison, PIAZZA COLAJANNI N.28 (a pochi passi a piedi da Viale delle Scienze!)

L’ingresso è gratuito ed aperto a TUTTI

E’ previsto un dibattito e la distribuzione di materiale informativo e il sorteggio di alcuni prodotti del COMMERCIO EQUO & SOLIDALE

Spargete la voce e NON MANCATE!!


Per informazioni, contattateci all’indirizzo: aljanub@gmail.com

PS: ecco una mappa utile per localizzare il posto:

mappa ex cinema Edison

18
Apr

PER LE VIE DELLA PALESTINA


“Nokia-connecting people” è una delle prime cose che ho visto guardando fuori da una finestra dall’aeroporto di Ben Gurion appena arrivata in Israele, scritta su un prato, ma nel giro di qualche giorno mi sono resa conto di quanto è aberrante la situazione, visto che da una scheda israeliana non posso inviare un sms ad una palestinese.

E non è così strano, perché a parte i check point non c’è molta opportunità di conoscersi: scuole, autobus, strade, luoghi sacri e tutto il resto è militarmente diviso, così si condivide un territorio di poco più grande della Sicilia ma non ci si conosce, si parla gli uni degli altri per sentito dire, al massimo per luoghi comuni o per le azioni di forza che ci sono, da un lato e dall’altro.

Dopo qualche giorno a Gerusalemme mi rendo conto che bastano 10 minuti per passare dalla città vecchia a est a quella ad ovest perfettamente assimilabile ad una città degli Stati Uniti.

La città Santa sembra divisa da un muro invisibile in due parti distinte e separate come in realtà lo sono questi due popoli. Le colpe stanno da una parte e dall’altra.

E poi c’è il muro,così come te lo aspetti alto e grigio, ma quello che non ti aspetti è l’angoscia che trasmette questo serpente che si snoda a tratti tra campi incolti e a tratti pieni di ulivo . E poi sulla collina ingloba una parte di terra perfetta per creare una ridente colonia fatta di casette a schiera tutte uguali con allegri tetti rossi…inquietante.

Cammini per le strade di Gerusalemme e vedi gli israeliani, che dai 17 ai 21 anni fanno il sevizio militare, armati di tutto punto da soli o in branco che presiedono una delle porte di ingresso alla Città vecchia o che vagano in cerca di chissà chi.

E poi ci sono i palestinesi famosi perché ogni tanto hanno il vizio di esplodere.

Ma l’angoscia da sicurezza tanto in voga di questi tempi svanisce perché comunque i bambini giocano per strada, le donne vanno al mercato, i turisti giapponesi fanno le foto e i pellegrini cercano risposte. Tutto sembra scorrere normalmente, ma di normalità c’è né davvero poca.

Si è in uno stato di guerra perenne, in qui il quotidiano è costruito per creare assuefazione a situazioni talmente assurde che somministrate un po’ alla volta entrano nella routine e diventano pezzi di vita

Aspettare sette ore in un check point in attesa che i 3 ragazzini di turno trovino qualcosa di meglio da fare non può essere parte di una quotidianità,o attraversare strade di campagna per 70km per arrivare in un posto, perfettamente collegato con una nuovissima strada, che disto 30km non è concepibile. Ma qui succede anche che un giorno il governo israeliano si accorge che la tua casa è proprio in una zona archeologica o in zona militare e semplicemente l’abbatte,senza troppe spiegazioni, con un preavviso di poche decine di minuti. E non è raro vedere anziani che portano vecchie chiavi arrugginite al collo.

E poi ne vogliamo parlare di tutta questa serie infinita di internazionali che orbitano intorno al caso Palestina?dei pazzi o cosa? coraggiosi o incoscienti? ma non sarà mica che la cooperazione è funzionale all’occupazione? Non c’è dubbio che da la possibilità al governo israeliano di non porsi troppo il problema sulle conseguenze del suo operato: togli l’acqua e comunque qualcuno troverà il mondo che non muoiano, affama il villaggio e qualcuno arriverà a portare qualcosa, intanto la popolazione rimane soggiogata, quieta e quiescente.

In generale tutti ti chiedono cosa ne pensi della situazione, hanno storie da raccontare e rabbia da contagiare, ma il bisogno di normalità assopisce il resto.

Conosco tante persone, tante storie ma c’è anche chi di questa situazione non ne vuole parlare, che della guerra e dell’occupazione neanche ne vuole sentire, lui queste cose ce le ha negli occhi, azzurri come quelli di molti palestinesi. Ma noi siamo qui anche e soprattutto per conoscere e per sapere. Lui finirà la scuola e poi andrà via, forse in Italia o forse in Inghilterra, del resto ha gia un paio di fratelli in giro per il mondo.

Tutti sognano di andare via, ognuno ha le sue ragioni…c’è chi vuole andare in Messico perché lo ha visto nelle telenovele, ma quasi nessuno è mai stato ad Al-Quods, Gerusalemme, il centro del mondo in cui tutto ha avuto inizio e forse avrà anche fine.

Mi chiedo se è tutto come me lo aspettavo? No. L’idea che il conflitto venga normalizzato tramite la routine e cosi si perpetua mischiandosi alla quotidianità delle azioni mi fa rabbia. Ma cosa mi aspettavo da un popolo in lotta da 40 anni ad armi impari che perde pezzi (letteralmente) ad ogni scontro?Non lo so, ma di sicuro non che si possa abbassare la testa, questo no.

Giovanna Messina

18
Apr

MACERIE E SPERANZE NEL CAMPO DI NAHR EL BARED


Da dove ricominciare? Questa è la domanda che mi assilla, mentre cerco di camminare tra le macerie del campo profughi palestinese di Nahr el Bared… forse il mio volto esprime le mie perplessità, chissà forse questo è il motivo per il quale un anziano signore si avvicina e mi chiede se ho bisogno di aiuto; aiuto io? lui ha perso tutto, era un fotografo, aveva uno studio al di là delle macerie, dove l’esercito libanese nasconde ulteriori disastrose macerie…ha perso le attrezzature, la propria abitazione, ma non la voglia di ricominciare a vivere…certo, se qualcuno ci aiutasse veramente….!

Il New Camp, la parte meno danneggiata (si fa per dire) del campo di Nahr el Bared, è stata riaperta il 5 ottobre 2007, a cinque mesi dall’inizio di un conflitto le cui ragioni ultime non sono ancora manifeste in tutta la loro chiarezza. Nessuna motivazione, in ogni caso, potrà mai giustificare un simile scenario di distruzione.

In Libano esistono 12 campi ufficiali istituiti per accogliere i profughi palestinesi nel 1948, a seguito dello scoppio del primo conflitto arabo-israeliano, la Catastrofe (Nakba). Obbligati a fuggire dalle proprie abitazioni e dai propri villaggi, gli ormai anziani palestinesi sperano ancora di potere fare un giorno ritorno alla propria terra, che, “promessa” o meno che sia, rappresenta il simbolo di un identità e di un popolo. I profughi stanziatisi in Libano, in via temporanea, accampati in tende o rifugi d’emergenza, con il passare del tempo si sono quadruplicati, di generazione in generazione; il territorio a loro disposizione è rimasto pressoché invariato, mentre le tende si sono trasformate in palazzine strette e buie, da dove non filtra né aria né luce.

Senza diritti, in un limbo giuridico che non avrà probabilmente mai fine, i profughi residenti nel campo di Nahr el Bared (a 10 Km di distanza dalla città di Tripoli, nel Nord del Libano) sono negli anni riusciti a dar vita ad un sistema economico dinamico, che ha permesso loro di estendere le proprie abitazioni al di fuori del perimetro originario del campo e di potere migliorare la qualità della vita…ma tutto ormai è andato distrutto….

Il 20 Maggio 2007 iniziano gli scontri dentro il campo tra il gruppo estremista Fatah al Islam e le truppe dell’esercito Libanese; i militanti Fatah al Islam, le cui origini non sono palestinesi, si erano recentemente infiltrati dentro il campo per sfuggire dalla giurisdizione libanese (secondo gli Accordi del Cairo del 1969, all’interno dei campi profughi palestinesi l’autorità politica e militare libanese non ha effetti: i campi sono gestiti da UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite responsabile dei profughi palestinesi rifugiati nel Vicino Oriente). L’esercito ha attaccato il campo fino ad annientare la cellula terroristica; gli scontri, terminati il 2 settembre, hanno causato 169 vittime tra i militari dell’Esercito Libanese, 287 tra i militanti, e 47 vittime civili, oltre la distruzione del campo e lo sfollamento di circa 35.000 persone. Tra la fine del conflitto e il primo giorno di riapertura del campo, la distruzione è però probabilmente continuata, il fuoco è stato appiccato ovunque, le case sono state spogliate di qualsiasi cosa, le infrastrutture sono andate totalmente distrutte. Le responsabilità dell’esercito nel completamento del processo di distruzione non sono state ufficialmente accertate, eppure il sospetto aleggia tra i profughi palestinesi che hanno fatto ritorno al campo, che si svegliano ogni mattina tra le macerie e hanno davanti a loro i carri armati dell’esercito libanese, a presidio del campo come a ricordare che quella terra non è più loro. Il limbo tra il Libano e la Palestina diventa più difficile da vivere per i Palestinesi di Nahr el Bared.

Articolo e foto di Margherita Maniscalco